tratto dalla Enciclopedia Bresciana di Mons. Fappani ( 1999) www.enciclopediabresciana.it, con aggiornamenti e integrazioni a cura di di Giorgio Gregori

SAN POLO (in dial. San Pól)
Frazione e poi grande quartiere di Brescia (m. 124 s.l.m.) a più di 4 km. da Brescia a cavallo della strada Brescia-Mantova e compresa fra la ferrovia Venezia-Brescia-Milano e il torrente Garza che si congiunge col Naviglio Cerca per buttarsi poi nel Mella. Non necessariamente la contrazione del nome di S. Paolo in S. Polo è da attribuire all’occupazione francese giacché era già in uso a Venezia e altrove.
Il torrente Garza è formato da depositi alluvionali wurmiani. Nel 1962 e nel 1974 vennero rinvenuti reperti di Capra ibex L. (stambecco) e altri segni di presenza animale preistorica.
In epoca preistorica il territorio conobbe la presenza umana come hanno rivelato i due nuclei di abitazioni venuti alla luce nell’agosto 1994 e studiati da Raffaella Poggiali Keller e E. Starnini. Sorgevano su un suolo forestale su un dosso, salvatosi da esondazioni. La Poggiali Keller e la Starnini hanno appurato che il più antico abitato è dell’età del Rame e appartiene alla Cultura del Vaso Campaniforme, diffusasi tra gli ultimi secoli del III millennio a.C. e gli inizi del II millennio a.C. Ne è stata accertata la presenza nella parte settentrionale dell’area dove nel 1995 la Soprintendenza ha dato avvio ad uno scavo in estensione su un’area di 1200 mq. (verificare dove si trova questa area). Sono stati portati alla luce i livelli d’abbandono dell’abitato senza tuttavia che si sia ancora individuata la delimitazione delle singole strutture abitative che pure sono ipotizzabili per la presenza di piccoli buchi per palo – alcuni dei quali con inzeppature in sassi e ciottoli – per la diversa consistenza dello strato antropico e per la discontinua concentrazione dei reperti. Si tratta, dato il modesto spessore del deposito antropico (meno di 15 cm.) e la labilità dei resti strutturali, di fondi di capanna in materiale povero e facilmente deperibile con pareti presumibilmente in legno di cui si conservano i buchi per i montanti lignei perimetrali. Molti i frammenti ceramici di bicchieri o vasi campaniformi confrontabili con esemplari della cultura di Sant’Ilario di Enza, manufatti di selce, ecc.
Il secondo abitato in un’area contigua a sud del precedente, presso via Modigliani, venne assegnato all‘età del Bronzo antico. Come sottolineano Poggiali Keller e Starnini «del tutto particolare e rilevante è la scoperta di una tavoletta enigmatica in terracotta, un oggetto caratteristico dei contesti poladiani del Bronzo antico in significativo rapporto con i gruppi di Madarovce-Veterov presenti nella parte meridionale della Slovacchia e quello di Dubovac-Cirna nei territori del basso Danubio, dove tali manufatti compaiono in forma del tutto simile a quella degli esemplari provenienti da abitati padani, tra cui si annoverano, in territorio bresciano Cattaragna, Polada, Lucone e Polpenazze».
Documentata è anche la presenza romana.
Infatti nell’attuale via S. Polo (all’attuale n. 19) nella proprietà che fu dei Bucchieri e poi dei Sala (fare link alle cascine di San Polo)

venne trovato nel 1784 un cippo in pietra di Botticino, ornato di festoni floreali e due geni, fatto erigere da Gaio Cornelio Firmino “per se stesso e per il padre Gaio Cornelio Firmino”.
Inoltre vennero rinvenuti due cippi uno dei quali eretto da Verina al gladiatore Aether.
Un cippo non anteriore alla seconda metà del sec. I d.C. venne trovato nel 1981-1985, un’ara funeraria in pietra di Botticino con l’epigrafe dedicata a Sesto Cornelio Firmo dai “Mikari vici Minervi” venne scoperta nel 1981 presso il Garza. Un altro frammento epigrafico, venuto alla luce nel 1987, nomina la famiglia degli Arri. Sporadici materiali di età romana (oggetti di vetro, ceramica, ecc.) vennero rinvenuti tra via Tiepolo e la ferrovia Milano-Venezia nel 1994.
Alla prima metà del II sec. d.C. con collegamenti gallici, Alberto Albertini ascrive il monumento ai Samilli, trovato nel 1972 nella zona delle cave, nome quello dei Samilli non ricordato in altre epigrafi bresciane.
In via Fiorentini poi nel maggio 1978 venne alla luce una tomba ed altro materiale sparso nel terreno che ha fatto pensare al prof. Aslan all’esistenza di una seconda necropoli di tempi tardo-romani o barbarici.
Vari reperti sono stati trovati nel tratto di strada all’incrocio tra Via Maggia e Via San Polo.
Il passato “longobardo” in questa zona è documentato dalla necropoli scoperta nel 1973 al di sotto della scuola di via Violante, della quale vennero alla luce tre tombe contenenti i resti di 3 maschi, 9 femmine e 4 bambini; tombe datate dalla fibbia di una cintura alla prima metà del sec. VII.
Probabilmente ancora in epoca romana esisteva già un canale, derivazione, secondo qualcuno, di quello che verrà chiamato il Naviglio sul quale venne realizzato un piccolo porto o “Portezolo” per il trasporto di prodotti, merci, ecc. ma soprattutto di sabbia di cui il terreno è particolarmente ricco, specie nel bacino del torrente Garza, che tramite acqua arriva a Brescia, nella zona nord di Via Mantova, in un piccolo porto chiamato “porto delle legne”. (nota: questa ipotesi è suggestiva ma irrealistica, vedi le vie d’acqua)
Franco Robecchi (in “Acqua brixiana”, 116) individua nella seriola Resegotta, detta anche Naviglio Cerca, tale canale che si stacca dal ramo principale a S. Eufemia (vedi le vie d’acqua).
Da un documento del 1071 risulta che nell’alto medioevo vi esisteva una vasta proprietà del Vescovo e del Capitolo della Cattedrale che era chiamata “Pratum Episcopi”. (cercare cartine). In mezzo a questo prato sulla strada Brescia-Mantova il vescovo stesso fondò un ospizio per viandanti con annessa una chiesa dedicata a S. Paolo ap. che prese il nome di “Hospitale Sancti Pauli in Portezolo”. (vedi le chiese), che cessò l’attività nel XV secolo e, venduto a privati, divenne la chiesa della frazione.
Attorno all’ospizio e alla chiesa sorsero case di contadini e di cavatori di sabbia che costituirono forse un vicus o villaggio.
I primi documenti finora conosciuti riguardano i tempi della grande ripresa economica e sociale del sec. XI. Infatti il nome Portazolo è ricordato in un contratto privato dell’anno 1071, dove si legge dell’esistenza di un pezzo di terra arata; come pure nei Regesti di S. Pietro in Oliveto in un documento del 3 gennaio 1094 nel quale si dice che il Prevosto Mayfredo investe Marcio dell’Ospitale e Ventura suo figlio, di un fondo “ad Portizolum”.
Assieme al monastero di S. Pietro la maggior parte delle proprietà vescovili passarono poi, agli inizi del sec. XII per donazione del vescovo Landolfo II, al Monastero di S. Eufemia da lui fondato dal quale S. Polo dipese per lungo tempo. Con l’ampliamento delle mura cittadine e lo sviluppo della città, avvenuti negli ultimi decenni del sec. XII, le “sablonere” cioè le cave di sabbia assunsero sempre più importanza che continuò a causa dei nuovi ampliamenti di mura operati tra il 1237 – 1254.
Nel “Liber Potheris” all’anno 1233 si registra la sablonera o cava di sabbia che era collocata presso il Portezolo chiamata col nome di “turche” i cui cavatori venivano accolti senza alcuna deroga o riserva. Negli stessi anni si registra la presenza di un fra’ Giovanni priore “Sancti Pauli de Portezolo” amministratore dell’ospizio e capo di una piccola comunità di addetti alla stessa.
Trovandosi su una strada importante e vicina alla città, per tre secoli, fino al ‘500 al centro di contese e di assedi, anche il territorio di S. Polo conobbe spesso passaggi di eserciti, saccheggi e distruzioni. Fra gli avvenimenti più ricordati è l’assedio avvenuto quando, nel 1311, l’imperatore Enrico VII, dopo la ribellione di Tebaldo Brusato assediò la città e proprio nel “Prato del Vescovo” eresse la sua tenda e il suo accampamento cingendoli di una grande fossa e di forti difese. A quanto racconta Jacopo Malvezzi, i bresciani, non potendosi avvicinare al campo imperiale, lo bombardarono con delle catapulte fino a quando dovettero arrendersi per fame.
Nella decadenza del Monastero di S. Eufemia sempre più accentuatasi si stanziò nel territorio una classe imprenditoriale particolarmente attiva, formata da nobili ma in maggior parte dalla nuova borghesia, che popolò il territorio di cascine, di imprese agricole e ville padronali. Accanto a permanenti proprietà monastiche ed ecclesiastiche (la cascina S. Antonio, la strada Canonica, il “locale delle monache”, ecc.) sorsero la Cà di Miglio (casa degli Emili), Cadizzoni (Casa degli Zoni), la Fenarola, la Bora, la Fusera, la Bergognina, la Tirale, il Chioderolo. (vedi le cascine di San Polo)
Cessata nel sec. XV l’attività dell’ospizio e venduto a privati, anche il piccolo borgo sorto accanto ad esso cambiò fisionomia. Accanto alla chiesa nel `500 venne costruita una grande abitazione dalle linee cinquecentesche curiosamente chiamata dalla popolazione come “el palass del Mago“, (ora al n. 255 di via S. Polo).
In esso Angelo Cretti ha visto un rifacimento di altre costruzioni risalenti al sec. XIII e seguenti. La chiesa divenne sempre più patrimonio della comunità che la ricostruì ed arricchì per cui S. Polo andò fin dal secolo XV assumendo l’aspetto di un borgo in mezzo ad una campagna sempre più fertile, contrappuntata da fattorie e case padronali, pur senza mai acquistare indipendenza civile dal comune e religiosa dalla parrocchia di S. Eufemia.
Sul Naviglio, prima della sua confluenza con il Garza, e sulla Rasegotta sorsero mulini e “razziche” anche se le loro acque provocarono nella piana di S. Polo frequenti alluvioni e straripamenti con gravi danni alle campagne. (nota: qui Fappani descrive il Naviglio e la Rasegotta come fossero fiumi diversi, mentre invece dovrebbero essere le due denominazioni dello stesso canale, il Naviglio Cerca, che deriva a S. Eufemia dal Naviglio Grande Vedi le vie d’acqua

Un gruppo di case sorgeva nel sec. XVII in via Ponte, presso il Garza; sui loro muri si leggono le date 1611, 1665, mentre la costruzione di una casa padronale dei Truzzi, ad un km. e mezzo da S. Polo, e di case per i contadini, diedero origine ad un piccolo borgo a sè chiamato le Case di S. Polo .
Le proprietà rimaste al Monastero di S. Eufemia vennero incamerate nel 1797 dal Governo Provvisorio e passate all’Ospedale Maggiore di Brescia. Da parte sua il Comune di S. Eufemia istituiva una scuola.
Nel 1816 S. Polo aveva una popolazione di 272 abitanti, le Case 139. Sulla fine del sec. XIX nel palazzo Truzzi alle Case veniva aperta una casa di riposo (intitolata Arici-Sega) modificata a più riprese e radicalmente ampliata specie dal 1998. (nota: è stata costruita nei pressi la nuova casa di riposo, inaugurata nel. XXXX e il palazzo Truzzi è in fase di ristrutturazione e altra destinazione).
Già negli anni ’60 dell’800 il Comune di S. Eufemia aveva aperto una scuola in casa di Caterina Venturini. Alla povera popolazione venne incontro il maestro Giovanni Ontini che per sfamarla inventò “i banchetti di S. Polo”.
Nel territorio verso gli anni ’90 venne aperto il grande Istituto di S. Maria, affidato alle Suore della carità.
Nel 1905 arrivava attraverso la ditta Porta e C. la luce elettrica.
Nel 1909, per evitare i continui allagamenti della strada e l’impossibile esercizio della tranvia, gli abitanti di S. Polo costrinsero l’amministrazione provinciale a trasportare a quota più alta la sede stradale e la tranvia per un tratto creando una golena di sicurezza fra la strada e il Naviglio-Garza. Ma essendo rimasta la golena di proprietà privata venne coperta in gran parte da abitazioni per cui, restringendo sempre più lo scolo delle acque, gli allagamenti (fra cui grave quello del 1930) continuarono.
Nel 1936 venivano avviate nuove imprese come l’Officina del Molino e negli stessi anni tra le imprese edili nacque la ditta Marmaglio.
Molte le osterie fra le quali la “Gatta”, il “Brentatore”, “alla Pesa”, “al Poleto” ecc.
Accese anche le contese politiche nel dopoguerra culminate il 31 giugno 1924 con bastonate inflitte ad un fascista e al ferimento di altri tre alla cascina Franzini in seguito a solenni bastonature e colpi di forca da parte dei contadini. L’ordine venne poi ristabilito dai fascisti di S. Eufemia per cui l’11 luglio 1926 si potè tenere una festa patriottica con la benedizione del gagliardetto del manipolo della scuola locale.
Il miglioramento viario, la costruzione della tranvia Brescia-Mantova e la congiuntura economica facilitarono la nascita di alcuni opifici fra i quali il cotonificio Schiannini (fare link), il calzificio Franzini e Bravi, una fabbrica di birra cui si aggiunsero una piccola fabbrica di sapone e alle Case una cartiera, mentre buono sviluppo ebbe l’agricoltura.
Con il nuovo sviluppo urbanistico ed edilizio della città e del territorio dagli ultimi decenni dell’800 le cave di S. Polo ripresero vita fornendo materiale a quasi tutta l’edilizia cittadina particolarmente attraverso due imprese, una delle quali nota in tutta Italia. Nel 1951 esistevano undici cave di sabbia e altri due cantieri meccanizzati.
Nonostante ciò l’economia rimaneva in sostanza agricola. Fino a pochissimi anni fa, sul muro di una cascina si leggeva l’eloquente ingiunzione “Malghesi di Collio qui non ne voglio”. (vedi libro Gaffurini)
Ancora nel marzo del 1951 il “Giornale di Brescia” elencava i desiderata di S. Polo “acqua, luce, scuola e ufficio postale”. (cercare il giornale) .
Segni di una certa vitalità del borgo sono l’erezione di un monumento ai caduti alpini e nel 1958 la nascita del Gruppo alpino. Luoghi di ritrovo rimanevano l’Enal, il Circolo Combattenti e il Circolo Acli.
Negli anni ’60 gli anziani ricordavano ancora la lotta condotta per avere una terza lampada a carburo per illuminare qualche breve tratto di strada centrale e per costruire un permanente abbeveratoio per i cavalli all’inizio dell’attuale via Vittorio Arici.
Solo superati gli anni ’60 S. Polo perde la configurazione ultracentenaria di borgo contadino con la costruzione di abitazioni fra le quali spicca il villaggio “La Famiglia” inaugurato il 25 settembre 1971.
Il vero decollo si verificò tuttavia negli anni ’70 con il lancio del progetto di un vasto quartiere che stravolse completamente la fisionomia della zona. Ideato, pensato fin dal 1972 dall’arch. Leonardo Benevolo, con tutto l’appoggio dell’assessore all’urbanistica del comune di Brescia Luigi Bazoli, discusso, contestato (ad un certo momento si temette perfino che si volesse ad esso sacrificare il centro storico cittadino) il progetto veniva avviato dopo un serrato dibattito; il 2 febbraio 1977 il Consiglio Comunale di Brescia approvava assieme alla variante al piano regolatore la costruzione del nuovo quartiere, denominato San Polo Nuovo, i cui lavori iniziarono il 2 gennaio 1979.

Concluso un primo lotto, nel 1984, una ventina di cooperative e dodici imprese si mobilitarono per la costruzione di numerose nuove abitazioni, villette a schiera, condomini. Seguirono nuove imponenti costruzioni nella porzione più settentrionale.
Già nel 1981 vennero aperti i primi negozi e l’ambulatorio. Lo sviluppo dell’edilizia abitativa è continuato nel 1993 e nel 1998. Gli edifici furono costruiti dall’IACP e dall’OPAC 38 di Grenoble (francese) nell’ambito del programma europeo Eurotex dell’ALER.
Nel luglio 1981 veniva aperto un mercatino bisettimanale mentre dal 1983 il comune di Brescia affidava agli arch. G.A. Jellicol, Cagnardi, Benevolo e a Fulco Pratesi il progetto di un parco urbano con un grande stagno per il riposo di uccelli migratori. (vedi Parco delle Cave fare link)
Assieme alle abitazioni sono avvenuti insediamenti di rilievo istituzionale e sociale.
In via Botticelli è sorta nel 1984 su progetto dell’ing. Eugenio Mori la nuova sede della Polizia di Stato o Questura;
Nel 1988 sorge un centro della Croce Bianca, dono della Banca S. Paolo ampliato poi nel 1992.
Nel 1998 si insedia la nuova grande Poliambulanza.
Nel 1999 prende forma un centro assistenziale ANFFAS.
In costruzione nel 1999 il centro AISM per la sclerosi multipla (dove?).
Di fronte al centro commerciale “Margherita d’Este” è stata realizzata dal 2000 (verificare) la nuova sede dell’Aci Brescia
Si ampliano i servizi fra i quali tre farmacie, un mercatino di quartiere, i trasporti.
Sorgono via via nuovi edifici scolastici cui seguono nel 1993, in via Cimabue una scuola materna, in via Verrocchio scuole elementari e medie, l’auditorium ed una palestra.
Fra le altre iniziative si deve ricordare la Scuola Bottega avviata nel 1979 sistemata nel 1986 nella Cascina Riscatto (poi è traslocata in via Carducci , attualmente la cascina Riscatto ospita la Biblioteca e il Centro Anziani).
Da parte della Cooperativa “Elefanti volanti” veniva promosso il centro “Crescere insieme” con l’asilo “Magicomondo” e Spaziogioco.
I problemi di convivenza e di assistenza, suscitati da nuovi agglomerati abitativi e vagliati in molti dibattiti e polemiche impongono presto interventi pressanti sotto i più diversi profili. Per la sicurezza del quartiere viene aperto nel 1996 un distaccamento della polizia urbana, nel luglio 1999 in via Allegri si apre un nuovo Ufficio Postale.
Nel 1994 viene aperto all’interno della Casa di riposo Arici-Sega un centro diurno per anziani. È prevista la costruzione sulle aree del lascito Arvedi di un Centro diurno e di alloggi per anziani. (quali aree? cercare informazioni)
Nuovi problemi da risolvere si impongono nel 1997 con l’arrivo in via Maggia di un nutrito numero di Rom.
Iniziative di aggregazione sociale vedono la nascita nel 1992 del centro sociale della Torre Cimabue, e poco dopo nasce la Casa delle Associazioni.
Nell’ottobre 1993 la Cooperativa “Elefanti volanti” apre la sua sede nella Torre Tintoretto.
Nel 1994 viene fondato in via Cimabue il Circolo ACLI (con bar, bocciodromo) della parrocchia di S. Luigi Gonzaga che si aggiunge a quello esistente dal 1943 di S. Polo vecchio.
Nel 1995 la VII Circoscrizione apre nella cascina Aurora di via Raffaello un suo centro sociale, poi rimarrà una sala per assemblee e altre attività).
Nascono inoltre alle Case di S. Polo il Gruppo pensionati e il gruppo culturale la “Secaróla” e il gruppo volontari.
Attiva in luogo la Consulta della pace che nel giugno 1997 dedicava un cippo in ricordo di Guido Puletti, Fabio Moreni e Sergio Lana uccisi in Bosnia e alle Suore Poverelle stroncate dal morbo “Ebola” in Zaire.
Per il tempo libero fin dal 1968 viene progettato un Lido (verificare)
Nel 1975 viene creato il centro Hobbyland e nel 1977 un laghetto (progetto poi fallito).
Nel maggio 1978 alle Case viene inaugurato il gruppo sportivo AVIS.
Nel 1980 viene fondato il Circolo del tennis.
Nello stesso anno si disputa per la prima volta il Palio delle Contrade.
Nel 1982 è stata aperta la discoteca “Paradiso”. Nel 1995 nella cascina Aurora si insedia ad iniziativa dell’ARCI una Ludoteca (poi trasferita).
Da anni è in funzione su un’area appositamente attrezzata il Luna Park estivo.
Ad attività caritative e assistenziali per alcuni anni padre Pippo Ferrari utilizzò la cascina S. Antonio(fare link a S.Antonio, cascina) Nella cascina attualmente ha sede l’Associazione Idea Salute).
Nel 1993-1996, villa Elisa, già destinata all’assistenza di ragazze madri, viene trasformata in residenza sanitaria assistenziale per anziani non autosufficienti.
Nel 1984 nella cascina Albrisà (fare link) trova sede, per iniziativa di p. Reati, “Progetto uomo” per tossicodipendenti.
Gruppi volontari nascono nella parrocchia di S. Luigi Gonzaga.
Parallelamente rapido in confronto allo sviluppo urbanistico ed edilizio si manifesta quello economico e industriale che vede l’impianto nel territorio, nel giro di pochi decenni, di industrie di grande rilevanza quali la Lonati S.p.a., l’ALFA-Acciai, l’AEB s.p. dei fratelli Piero e Enzo Giacomini (1963), la Baribbi passata poi all’IVECO Mezzi Speciali, la Greiner qui trasferita da Lumezzane.
Negli anni intorno al 1990 il rumore prodotto dall’Alfa Acciai era notevole. Poi è stata realizzata una collina intorno all’Alfa, con piantumazione e pista ciclabile).
Sul piano commerciale ebbero rilievo il Centro Commerciale Margherita d’Este (con supermercato e 60 negozi).
Nel 1987 veniva aperto il piccolo Centro Commerciale “La Mela” di via Carpaccio.
Nel 1989 presso il Centro Margherita d’Este venne aperta la sede di un’agenzia della Banca Valsabbina, poi chiusa.
Nel 1988 veniva realizzata a S. Polo Nuovo su 23 mila mq. per 27 imprese artigianali la cosiddetta cittadella artigianale (dove?).
Dal 1999 è oggetto di discussioni e critiche il progetto denominato “Sanpolino”, che prevedeva inizialmente la costruzione nel quartiere di 1700 alloggi e che è una realtà in continua espansione.
Il quartiere di San Polo su Wikipedia
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