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  • La storia di San Polo

    tratto dalla Enciclopedia Bresciana di Mons. Fappani ( 1999) www.enciclopediabresciana.it, con aggiornamenti e integrazioni a cura di di Giorgio Gregori

    San Polo nel 1600

    SAN POLO (in dial. San Pól)

    Frazione e poi grande quartiere di Brescia (m. 124 s.l.m.) a più di 4 km. da Brescia a cavallo della strada Brescia-Mantova e compresa fra la ferrovia Venezia-Brescia-Milano e il torrente Garza che si congiunge col Naviglio Cerca per buttarsi poi nel Mella. Non necessariamente la contrazione del nome di S. Paolo in S. Polo è da attribuire all’occupazione francese giacché era già in uso a Venezia e altrove.

    Il torrente Garza è formato da depositi alluvionali wurmiani. Nel 1962 e nel 1974 vennero rinvenuti reperti di Capra ibex L. (stambecco) e altri segni di presenza animale preistorica.

    In epoca preistorica il territorio conobbe la presenza umana come hanno rivelato i due nuclei di abitazioni venuti alla luce nell’agosto 1994 e studiati da Raffaella Poggiali Keller e E. Starnini. Sorgevano su un suolo forestale su un dosso, salvatosi da esondazioni. La Poggiali Keller e la Starnini hanno appurato che il più antico abitato è dell’età del Rame e appartiene alla Cultura del Vaso Campaniforme, diffusasi tra gli ultimi secoli del III millennio a.C. e gli inizi del II millennio a.C. Ne è stata accertata la presenza nella parte settentrionale dell’area dove nel 1995 la Soprintendenza ha dato avvio ad uno scavo in estensione su un’area di 1200 mq. (verificare dove si trova questa area). Sono stati portati alla luce i livelli d’abbandono dell’abitato senza tuttavia che si sia ancora individuata la delimitazione delle singole strutture abitative che pure sono ipotizzabili per la presenza di piccoli buchi per palo – alcuni dei quali con inzeppature in sassi e ciottoli – per la diversa consistenza dello strato antropico e per la discontinua concentrazione dei reperti. Si tratta, dato il modesto spessore del deposito antropico (meno di 15 cm.) e la labilità dei resti strutturali, di fondi di capanna in materiale povero e facilmente deperibile con pareti presumibilmente in legno di cui si conservano i buchi per i montanti lignei perimetrali. Molti i frammenti ceramici di bicchieri o vasi campaniformi confrontabili con esemplari della cultura di Sant’Ilario di Enza, manufatti di selce, ecc.

    Il secondo abitato in un’area contigua a sud del precedente, presso via Modigliani, venne assegnato all‘età del Bronzo antico. Come sottolineano Poggiali Keller e Starnini «del tutto particolare e rilevante è la scoperta di una tavoletta enigmatica in terracotta, un oggetto caratteristico dei contesti poladiani del Bronzo antico in significativo rapporto con i gruppi di Madarovce-Veterov presenti nella parte meridionale della Slovacchia e quello di Dubovac-Cirna nei territori del basso Danubio, dove tali manufatti compaiono in forma del tutto simile a quella degli esemplari provenienti da abitati padani, tra cui si annoverano, in territorio bresciano Cattaragna, Polada, Lucone e Polpenazze».

    Documentata è anche la presenza romana.

    Infatti nell’attuale via S. Polo (all’attuale n. 19) nella proprietà che fu dei Bucchieri e poi dei Sala (fare link alle cascine di San Polo)

    immagine da google maps, Via San Polo 19 Brescia

    venne trovato nel 1784 un cippo in pietra di Botticino, ornato di festoni floreali e due geni, fatto erigere da Gaio Cornelio Firmino “per se stesso e per il padre Gaio Cornelio Firmino”.

    Inoltre vennero rinvenuti due cippi uno dei quali eretto da Verina al gladiatore Aether.

    Un cippo non anteriore alla seconda metà del sec. I d.C. venne trovato nel 1981-1985, un’ara funeraria in pietra di Botticino con l’epigrafe dedicata a Sesto Cornelio Firmo dai “Mikari vici Minervi” venne scoperta nel 1981 presso il Garza. Un altro frammento epigrafico, venuto alla luce nel 1987, nomina la famiglia degli Arri. Sporadici materiali di età romana (oggetti di vetro, ceramica, ecc.) vennero rinvenuti tra via Tiepolo e la ferrovia Milano-Venezia nel 1994.

    Alla prima metà del II sec. d.C. con collegamenti gallici, Alberto Albertini ascrive il monumento ai Samilli, trovato nel 1972 nella zona delle cave, nome quello dei Samilli non ricordato in altre epigrafi bresciane.

    In via Fiorentini poi nel maggio 1978 venne alla luce una tomba ed altro materiale sparso nel terreno che ha fatto pensare al prof. Aslan all’esistenza di una seconda necropoli di tempi tardo-romani o barbarici.

    Vari reperti sono stati trovati nel tratto di strada all’incrocio tra Via Maggia e Via San Polo.

    Il passato “longobardo” in questa zona è documentato dalla necropoli scoperta nel 1973 al di sotto della scuola di via Violante, della quale vennero alla luce tre tombe contenenti i resti di 3 maschi, 9 femmine e 4 bambini; tombe datate dalla fibbia di una cintura alla prima metà del sec. VII.

    Probabilmente ancora in epoca romana esisteva già un canale, derivazione, secondo qualcuno, di quello che verrà chiamato il Naviglio sul quale venne realizzato un piccolo porto o “Portezolo” per il trasporto di prodotti, merci, ecc. ma soprattutto di sabbia di cui il terreno è particolarmente ricco, specie nel bacino del torrente Garza, che tramite acqua arriva a Brescia, nella zona nord di Via Mantova, in un piccolo porto chiamato “porto delle legne”. (nota: questa ipotesi è suggestiva ma irrealistica, vedi le vie d’acqua)

    Franco Robecchi (in “Acqua brixiana”, 116) individua nella seriola Resegotta, detta anche Naviglio Cerca, tale canale che si stacca dal ramo principale a S. Eufemia (vedi le vie d’acqua).

    Da un documento del 1071 risulta che nell’alto medioevo vi esisteva una vasta proprietà del Vescovo e del Capitolo della Cattedrale che era chiamata “Pratum Episcopi”. (cercare cartine). In mezzo a questo prato sulla strada Brescia-Mantova il vescovo stesso fondò un ospizio per viandanti con annessa una chiesa dedicata a S. Paolo ap. che prese il nome di “Hospitale Sancti Pauli in Portezolo”. (vedi le chiese), che cessò l’attività nel XV secolo e, venduto a privati, divenne la chiesa della frazione.

    Attorno all’ospizio e alla chiesa sorsero case di contadini e di cavatori di sabbia che costituirono forse un vicus o villaggio.

    I primi documenti finora conosciuti riguardano i tempi della grande ripresa economica e sociale del sec. XI. Infatti il nome Portazolo è ricordato in un contratto privato dell’anno 1071, dove si legge dell’esistenza di un pezzo di terra arata; come pure nei Regesti di S. Pietro in Oliveto in un documento del 3 gennaio 1094 nel quale si dice che il Prevosto Mayfredo investe Marcio dell’Ospitale e Ventura suo figlio, di un fondo “ad Portizolum”.

    Assieme al monastero di S. Pietro la maggior parte delle proprietà vescovili passarono poi, agli inizi del sec. XII per donazione del vescovo Landolfo II, al Monastero di S. Eufemia da lui fondato dal quale S. Polo dipese per lungo tempo. Con l’ampliamento delle mura cittadine e lo sviluppo della città, avvenuti negli ultimi decenni del sec. XII, le “sablonere” cioè le cave di sabbia assunsero sempre più importanza che continuò a causa dei nuovi ampliamenti di mura operati tra il 1237 – 1254.

    Nel “Liber Potheris” all’anno 1233 si registra la sablonera o cava di sabbia che era collocata presso il Portezolo chiamata col nome di “turche” i cui cavatori venivano accolti senza alcuna deroga o riserva. Negli stessi anni si registra la presenza di un fra’ Giovanni priore “Sancti Pauli de Portezolo” amministratore dell’ospizio e capo di una piccola comunità di addetti alla stessa.

    Trovandosi su una strada importante e vicina alla città, per tre secoli, fino al ‘500 al centro di contese e di assedi, anche il territorio di S. Polo conobbe spesso passaggi di eserciti, saccheggi e distruzioni. Fra gli avvenimenti più ricordati è l’assedio avvenuto quando, nel 1311, l’imperatore Enrico VII, dopo la ribellione di Tebaldo Brusato assediò la città e proprio nel “Prato del Vescovo” eresse la sua tenda e il suo accampamento cingendoli di una grande fossa e di forti difese. A quanto racconta Jacopo Malvezzi, i bresciani, non potendosi avvicinare al campo imperiale, lo bombardarono con delle catapulte fino a quando dovettero arrendersi per fame.

    Nella decadenza del Monastero di S. Eufemia sempre più accentuatasi si stanziò nel territorio una classe imprenditoriale particolarmente attiva, formata da nobili ma in maggior parte dalla nuova borghesia, che popolò il territorio di cascine, di imprese agricole e ville padronali. Accanto a permanenti proprietà monastiche ed ecclesiastiche (la cascina S. Antonio, la strada Canonica, il “locale delle monache”, ecc.) sorsero la Cà di Miglio (casa degli Emili), Cadizzoni (Casa degli Zoni), la Fenarola, la Bora, la Fusera, la Bergognina, la Tirale, il Chioderolo. (vedi le cascine di San Polo)

    Cessata nel sec. XV l’attività dell’ospizio e venduto a privati, anche il piccolo borgo sorto accanto ad esso cambiò fisionomia. Accanto alla chiesa nel `500 venne costruita una grande abitazione dalle linee cinquecentesche curiosamente chiamata dalla popolazione come el palass del Mago, (ora al n. 255 di via S. Polo).

    In esso Angelo Cretti ha visto un rifacimento di altre costruzioni risalenti al sec. XIII e seguenti. La chiesa divenne sempre più patrimonio della comunità che la ricostruì ed arricchì per cui S. Polo andò fin dal secolo XV assumendo l’aspetto di un borgo in mezzo ad una campagna sempre più fertile, contrappuntata da fattorie e case padronali, pur senza mai acquistare indipendenza civile dal comune e religiosa dalla parrocchia di S. Eufemia.

    Sul Naviglio, prima della sua confluenza con il Garza, e sulla Rasegotta sorsero mulini e “razziche” anche se le loro acque provocarono nella piana di S. Polo frequenti alluvioni e straripamenti con gravi danni alle campagne. (nota: qui Fappani descrive il Naviglio e la Rasegotta come fossero fiumi diversi, mentre invece dovrebbero essere le due denominazioni dello stesso canale, il Naviglio Cerca, che deriva a S. Eufemia dal Naviglio Grande Vedi le vie d’acqua

    Un gruppo di case sorgeva nel sec. XVII in via Ponte, presso il Garza; sui loro muri si leggono le date 1611, 1665, mentre la costruzione di una casa padronale dei Truzzi, ad un km. e mezzo da S. Polo, e di case per i contadini, diedero origine ad un piccolo borgo a sè chiamato le Case di S. Polo .

    Le proprietà rimaste al Monastero di S. Eufemia vennero incamerate nel 1797 dal Governo Provvisorio e passate all’Ospedale Maggiore di Brescia. Da parte sua il Comune di S. Eufemia istituiva una scuola.

    Nel 1816 S. Polo aveva una popolazione di 272 abitanti, le Case 139. Sulla fine del sec. XIX nel palazzo Truzzi alle Case veniva aperta una casa di riposo (intitolata Arici-Sega) modificata a più riprese e radicalmente ampliata specie dal 1998. (nota: è stata costruita nei pressi la nuova casa di riposo, inaugurata nel. XXXX e il palazzo Truzzi è in fase di ristrutturazione e altra destinazione).

    Già negli anni ’60 dell’800 il Comune di S. Eufemia aveva aperto una scuola in casa di Caterina Venturini. Alla povera popolazione venne incontro il maestro Giovanni Ontini che per sfamarla inventò “i banchetti di S. Polo”.

    Nel territorio verso gli anni ’90 venne aperto il grande Istituto di S. Maria, affidato alle Suore della carità.

    Nel 1905 arrivava attraverso la ditta Porta e C. la luce elettrica.

    Nel 1909, per evitare i continui allagamenti della strada e l’impossibile esercizio della tranvia, gli abitanti di S. Polo costrinsero l’amministrazione provinciale a trasportare a quota più alta la sede stradale e la tranvia per un tratto creando una golena di sicurezza fra la strada e il Naviglio-Garza. Ma essendo rimasta la golena di proprietà privata venne coperta in gran parte da abitazioni per cui, restringendo sempre più lo scolo delle acque, gli allagamenti (fra cui grave quello del 1930) continuarono.

    Nel 1936 venivano avviate nuove imprese come l’Officina del Molino e negli stessi anni tra le imprese edili nacque la ditta Marmaglio.

    Molte le osterie fra le quali la “Gatta”, il “Brentatore”, “alla Pesa”, “al Poleto” ecc.

    Accese anche le contese politiche nel dopoguerra culminate il 31 giugno 1924 con bastonate inflitte ad un fascista e al ferimento di altri tre alla cascina Franzini in seguito a solenni bastonature e colpi di forca da parte dei contadini. L’ordine venne poi ristabilito dai fascisti di S. Eufemia per cui l’11 luglio 1926 si potè tenere una festa patriottica con la benedizione del gagliardetto del manipolo della scuola locale.

    Il miglioramento viario, la costruzione della tranvia Brescia-Mantova e la congiuntura economica facilitarono la nascita di alcuni opifici fra i quali il cotonificio Schiannini (fare link), il calzificio Franzini e Bravi, una fabbrica di birra cui si aggiunsero una piccola fabbrica di sapone e alle Case una cartiera, mentre buono sviluppo ebbe l’agricoltura.

    Con il nuovo sviluppo urbanistico ed edilizio della città e del territorio dagli ultimi decenni dell’800 le cave di S. Polo ripresero vita fornendo materiale a quasi tutta l’edilizia cittadina particolarmente attraverso due imprese, una delle quali nota in tutta Italia. Nel 1951 esistevano undici cave di sabbia e altri due cantieri meccanizzati.

    Nonostante ciò l’economia rimaneva in sostanza agricola. Fino a pochissimi anni fa, sul muro di una cascina si leggeva l’eloquente ingiunzione “Malghesi di Collio qui non ne voglio”. (vedi libro Gaffurini)

    Ancora nel marzo del 1951 il “Giornale di Brescia” elencava i desiderata di S. Polo “acqua, luce, scuola e ufficio postale”. (cercare il giornale) .

    Segni di una certa vitalità del borgo sono l’erezione di un monumento ai caduti alpini e nel 1958 la nascita del Gruppo alpino. Luoghi di ritrovo rimanevano l’Enal, il Circolo Combattenti e il Circolo Acli.

    Negli anni ’60 gli anziani ricordavano ancora la lotta condotta per avere una terza lampada a carburo per illuminare qualche breve tratto di strada centrale e per costruire un permanente abbeveratoio per i cavalli all’inizio dell’attuale via Vittorio Arici.

    Solo superati gli anni ’60 S. Polo perde la configurazione ultracentenaria di borgo contadino con la costruzione di abitazioni fra le quali spicca il villaggio “La Famiglia” inaugurato il 25 settembre 1971.

    Il vero decollo si verificò tuttavia negli anni ’70 con il lancio del progetto di un vasto quartiere che stravolse completamente la fisionomia della zona. Ideato, pensato fin dal 1972 dall’arch. Leonardo Benevolo, con tutto l’appoggio dell’assessore all’urbanistica del comune di Brescia Luigi Bazoli, discusso, contestato (ad un certo momento si temette perfino che si volesse ad esso sacrificare il centro storico cittadino) il progetto veniva avviato dopo un serrato dibattito; il 2 febbraio 1977 il Consiglio Comunale di Brescia approvava assieme alla variante al piano regolatore la costruzione del nuovo quartiere, denominato San Polo Nuovo, i cui lavori iniziarono il 2 gennaio 1979.

    Concluso un primo lotto, nel 1984, una ventina di cooperative e dodici imprese si mobilitarono per la costruzione di numerose nuove abitazioni, villette a schiera, condomini. Seguirono nuove imponenti costruzioni nella porzione più settentrionale.

    Già nel 1981 vennero aperti i primi negozi e l’ambulatorio. Lo sviluppo dell’edilizia abitativa è continuato nel 1993 e nel 1998. Gli edifici furono costruiti dall’IACP e dall’OPAC 38 di Grenoble (francese) nell’ambito del programma europeo Eurotex dell’ALER.

    Nel luglio 1981 veniva aperto un mercatino bisettimanale mentre dal 1983 il comune di Brescia affidava agli arch. G.A. Jellicol, Cagnardi, Benevolo e a Fulco Pratesi il progetto di un parco urbano con un grande stagno per il riposo di uccelli migratori. (vedi Parco delle Cave fare link)

    Assieme alle abitazioni sono avvenuti insediamenti di rilievo istituzionale e sociale.

    In via Botticelli è sorta nel 1984 su progetto dell’ing. Eugenio Mori la nuova sede della Polizia di Stato o Questura;

    Nel 1988 sorge un centro della Croce Bianca, dono della Banca S. Paolo ampliato poi nel 1992.

    Nel 1998 si insedia la nuova grande Poliambulanza.

    Nel 1999 prende forma un centro assistenziale ANFFAS.

    In costruzione nel 1999 il centro AISM per la sclerosi multipla (dove?).

    Di fronte al centro commerciale “Margherita d’Este” è stata realizzata dal 2000 (verificare) la nuova sede dell’Aci Brescia

    Si ampliano i servizi fra i quali tre farmacie, un mercatino di quartiere, i trasporti.

    Sorgono via via nuovi edifici scolastici cui seguono nel 1993, in via Cimabue una scuola materna, in via Verrocchio scuole elementari e medie, l’auditorium ed una palestra.

    Fra le altre iniziative si deve ricordare la Scuola Bottega avviata nel 1979 sistemata nel 1986 nella Cascina Riscatto (poi è traslocata in via Carducci , attualmente la cascina Riscatto ospita la Biblioteca e il Centro Anziani).

    Da parte della Cooperativa “Elefanti volanti” veniva promosso il centro “Crescere insieme” con l’asilo “Magicomondo” e Spaziogioco.

    I problemi di convivenza e di assistenza, suscitati da nuovi agglomerati abitativi e vagliati in molti dibattiti e polemiche impongono presto interventi pressanti sotto i più diversi profili. Per la sicurezza del quartiere viene aperto nel 1996 un distaccamento della polizia urbana, nel luglio 1999 in via Allegri si apre un nuovo Ufficio Postale.

    Nel 1994 viene aperto all’interno della Casa di riposo Arici-Sega un centro diurno per anziani. È prevista la costruzione sulle aree del lascito Arvedi di un Centro diurno e di alloggi per anziani. (quali aree? cercare informazioni)

    Nuovi problemi da risolvere si impongono nel 1997 con l’arrivo in via Maggia di un nutrito numero di Rom.

    Iniziative di aggregazione sociale vedono la nascita nel 1992 del centro sociale della Torre Cimabue, e poco dopo nasce la Casa delle Associazioni.

    Nell’ottobre 1993 la Cooperativa “Elefanti volanti” apre la sua sede nella Torre Tintoretto.

    Nel 1994 viene fondato in via Cimabue il Circolo ACLI (con bar, bocciodromo) della parrocchia di S. Luigi Gonzaga che si aggiunge a quello esistente dal 1943 di S. Polo vecchio.

    Nel 1995 la VII Circoscrizione apre nella cascina Aurora di via Raffaello un suo centro sociale, poi rimarrà una sala per assemblee e altre attività).

    Nascono inoltre alle Case di S. Polo il Gruppo pensionati e il gruppo culturale la “Secaróla” e il gruppo volontari.

    Attiva in luogo la Consulta della pace che nel giugno 1997 dedicava un cippo in ricordo di Guido Puletti, Fabio Moreni e Sergio Lana uccisi in Bosnia e alle Suore Poverelle stroncate dal morbo “Ebola” in Zaire.

    Per il tempo libero fin dal 1968 viene progettato un Lido (verificare)

    Nel 1975 viene creato il centro Hobbyland e nel 1977 un laghetto (progetto poi fallito).

    Nel maggio 1978 alle Case viene inaugurato il gruppo sportivo AVIS.

    Nel 1980 viene fondato il Circolo del tennis.

    Nello stesso anno si disputa per la prima volta il Palio delle Contrade.

    Nel 1982 è stata aperta la discoteca “Paradiso”. Nel 1995 nella cascina Aurora si insedia ad iniziativa dell’ARCI una Ludoteca (poi trasferita).

    Da anni è in funzione su un’area appositamente attrezzata il Luna Park estivo.

    Ad attività caritative e assistenziali per alcuni anni padre Pippo Ferrari utilizzò la cascina S. Antonio(fare link a S.Antonio, cascina) Nella cascina attualmente ha sede l’Associazione Idea Salute).

    Nel 1993-1996, villa Elisa, già destinata all’assistenza di ragazze madri, viene trasformata in residenza sanitaria assistenziale per anziani non autosufficienti.

    Nel 1984 nella cascina Albrisà (fare link) trova sede, per iniziativa di p. Reati, “Progetto uomo” per tossicodipendenti.

    Gruppi volontari nascono nella parrocchia di S. Luigi Gonzaga.

    Parallelamente rapido in confronto allo sviluppo urbanistico ed edilizio si manifesta quello economico e industriale che vede l’impianto nel territorio, nel giro di pochi decenni, di industrie di grande rilevanza quali la Lonati S.p.a., l’ALFA-Acciai, l’AEB s.p. dei fratelli Piero e Enzo Giacomini (1963), la Baribbi passata poi all’IVECO Mezzi Speciali, la Greiner qui trasferita da Lumezzane.

    Negli anni intorno al 1990 il rumore prodotto dall’Alfa Acciai era notevole. Poi è stata realizzata una collina intorno all’Alfa, con piantumazione e pista ciclabile).

    Sul piano commerciale ebbero rilievo il Centro Commerciale Margherita d’Este (con supermercato e 60 negozi).

    Nel 1987 veniva aperto il piccolo Centro Commerciale “La Mela” di via Carpaccio.

    Nel 1989 presso il Centro Margherita d’Este venne aperta la sede di un’agenzia della Banca Valsabbina, poi chiusa.

    Nel 1988 veniva realizzata a S. Polo Nuovo su 23 mila mq. per 27 imprese artigianali la cosiddetta cittadella artigianale (dove?).

    Dal 1999 è oggetto di discussioni e critiche il progetto denominato “Sanpolino”, che prevedeva inizialmente la costruzione nel quartiere di 1700 alloggi e che è una realtà in continua espansione.


    Il quartiere di San Polo su Wikipedia

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  • La storia di S. Polo dal punto di vista ecclesiastico

    dalla Enciclopedia Bresciana di Mons. Fappani (aggiornata al 1999) www.enciclopediabresciana.it

    Ecclesiasticamente il territorio appartenne fin dalle origini alla Pieve della Cattedrale di Brescia passando poi per destinazione del vescovo Landolfo II alle dipendenze del Monastero di S. Eufemia della Fonte e alla parrocchia da esso dipendente, acquistando dopo il trasferimento nel 1438 del monastero fra le mura della città per la distanza e per le cure prestate dalla popolazione, una certa autonomia.

    Così ad esempio l’8 maggio 1506 con suo testamento Bernardino Calzavacca lascia al monastero di S. Eufemia tutti i beni, case, mulino e diritti che ha sul territorio di S. Eufemia, nella contrada di S. Polo, con l’obbligo di dare 6 ducati al cappellano che nei giorni festivi è tenuto a celebrare le messe nella chiesa di S. Polo e 14 ducati ai “patroni” della chiesa. Nel 1566 gli Atti della visita del vescovo Bollani segnalano la Chiesa come “dotata” con beni provvisti dai Cavalcabò; nel 1568 viene citato un oratorium del Borgo di S. Eufemia sulla via per Castenedolo con un beneficio di 40-50 piò dovuto alla famiglia Cavalcabò di Viadana alla quale sono passati i beni del monastero e che con testamento del 28 agosto 1575 del nob. Bernardino (rogato dal notaio Pietro Trappa) fonda la Cappellania di S. Polo con l’obbligo della celebrazione quotidiana di una S. Messa. Quando la nob. Camilla Cavalcabò vendette ai Fratelli Rovetta i beni siti in contrada S. Polo e successivamente con la vendita di parte di detti beni fatta da Pietro Rovetta a Giulio e Giorgio Gagliardi (1633) rimase sempre l’obbligo della celebrazione della S. Messa, obbligo che venne assunto, dietro supplica dei Gagliardi, da parte dei Deputati del P.L. Ospitale dei Mendicanti detto Casa di Dio, che tuttora sussiste.

    Nel frattempo alla chiesa si interessano il 25 gennaio 1621 “molti e diversi gentiluomini et altri che possedono beni nella contrada di S. Polo, territorio di S. Eufemia i quali hanno desiderio di ivi fabricare una chiesa” oltre che adornarla e provvederla di paramenti. Per questo scopo aprivano una sottoscrizione Costanzo Chizzola, Girolamo e Silvio Barbera, Caterina e Lelia Zola (sorelle del Beato Giovanni Battista Zola, martire in Giappone), ecc. La chiesa verrà restaurata nel 1664 per iniziativa della “vicinia” come ricorda una lapide che dice «D.O.M. / AEDEM HANC DIVI PAVLI APOSTOLI NOMINE / DICATAM / DIVTVRNO ICTV TEMPORIS COLLABENTEM / AVGVSTINVS ZONVS PRESB. / AEMILIVS DE AEMILIIS ET / IO. ANTONIVS ZOLA / BRIXIANI CIVES / SINDICI / NOMINE AC SVMPTIBVS VICINIAE / RESTAVRARVNT / ANNO A DEO HOMINE MDCLXIV».

    La situazione religiosa si fa precaria nel sec. XVII a causa della distanza dalla parrocchia. Ma ciò nonostante, non manca il prete che dica messa, sebbene che il rettore di S. Eufemia vorrebbe che tutti i fedeli si recassero alla sua chiesa. Tuttavia gli atti delle visite pastorali attestano come i coadiutori siano di solito diligenti ed esemplari.

    Passati nel 1797 i beni del Monastero all’Ospedale Maggiore di Brescia nel 1804 la chiesa, sempre sussidiaria di S. Eufemia, pur mantenuta dalle spontanee oblazioni e amministrata dai cittadini Francesco Landi, Giuseppe Dusi, Paolo Roversi e Paolo Alberti era di “juspatronato della contrada medesima” mentre il Pio Luogo della Casa di Dio vi manteneva un cappellano. La chiesa inoltre era sempre dotata di una cappellania. Alle Case di S. Polo (100 anime circa) la chiesa di S. Girolamo era invece di giuspatronato della famiglia Trussi che pure vi manteneva un cappellano.

    Della grave situazione di S. Polo riguardo all’assistenza religiosa (due abitanti erano morti senza sacramenti) si faceva carico perfino il sindaco di S. Eufemia che il 18 ottobre 1890 ne scriveva al vescovo ricevendo in risposta dal provicario generale che nessun candidato è disposto ad andare a San Polo, a quei tempi senza elettricità né acqua corrente, e con poca congrua, ed avere a che fare con fedeli zotici e poveri, i quali durante i lavori agricoli disertano massicciamente le funzioni e anche le scuole. Nel frattempo un sacerdote, don Franco Desideri, si presta a celebrare una messa nei giorni festivi a San Polo. Nel gennaio dell’anno successivo, l’amministrazione degli Orfanotrofi e delle Pie Case di ricovero, nell’intento di trovare qualcuno disposto a fare da cappellano, stabilisce (27 gennaio 1890) che il cappellano possa – a sue spese – chiedere all’autorità ecclesiastica la riduzione, per il tempo nel quale sarà a San Polo, delle messe da 300 da celebrarsi annualmente a sole 80, comprese però tutte le festive. In sostanza, un servizio a part-time con grave nocumento per gli abitanti. Ma anche così non si troveranno candidati per lungo tempo. Pur ormai praticamente autonoma la chiesa viene indicata (1914, 1938 ecc.) e sempre citata come sussidiaria di S. Eufemia della Fonte.

    Il vero risveglio religioso e anche sociale si ebbe con la nomina a curato nel 1946 di don Luigi Barberis. Attivissimo, egli costruì per primo il cinema-teatro parrocchiale cui fece seguito la costruzione razionale dell’oratorio maschile e femminile fornito di tutte le più moderne attrezzature sportive ivi compreso il campo sportivo. Nei locali dell’oratorio nacque la Società Sportiva “Ardens” voluta da don Luigi che creò contemporaneamente una valente compagnia filodrammatica. Accanto all’oratorio volle un magnifico ritrovo Acli, l’abitazione del curato e varie sale per le opere oratoriane e dell’Azione Cattolica. Poste in tal modo le premesse, S. Polo venne eretta in parrocchia autonoma mentre nel 1959-1960 su progetto dell’arch. Antonio Zampini veniva eretta la nuova chiesa parrocchiale già postulata nel 1924.

    LA VECCHIA CHIESA PARROCCHIALE ricostruita alla metà del ‘600 era ad una sola navata, con portale in marmo. Di notevole interesse artistico, vi era l’altar maggiore con tabernacolo del sec. XVII, in marmo con intarsio, nel cui paliotto era raffigurato San Paolo sbalzato da cavallo. La soasa, semplice ed elegante, incorniciava una bella pala, opera firmata da Antonio Gandino (1599), che rappresentava in alto la B.V.M. col Bambino, alla cui sinistra – poco sotto – si vedeva S. Antonio di P. in atto di adorazione. In piano, vi era S. Paolo, S. Pietro e S. Fermo. Tra l’altare e la pala, in tre piccole custodie con antelli scolpiti in legno, del sec. XVII, erano custodite le S.S. Reliquie. L’altare laterale, a sinistra di chi entrava presso l’altar maggiore in marmo, del ‘600, era dedicato alla nascita di Gesù. La pala era più antica e ricordava molto la venerata effigie della B.V.M. delle Grazie di Brescia. Molto in alto vi era una piccola nicchia con affresco che rappresenta la Madonna. Costruita la nuova chiesa, la vecchia venne smantellata: l’altare maggiore venne ceduto alla chiesa di Cecina di Toscolano; quello della Madonna alla parrocchiale di Cadignano, la pala dell’altare maggiore rimase in parrocchia.

    CHIESA NUOVA. Dedicata alla Conversione di S.Paolo. Eretta nel 1960, ad unica navata, ha nella linea ogivale che si eleva snella l’elemento caratterizzante. E questa verticalità si riproduce all’interno. Oltre l’altare “che è una gran coppa di onice del Pakistan, effondono una particolare atmosfera di colore le lastre trasparenti di un marmo rosa del Portogallo; di Mario Gatti, scultore, è lo sportello del tabernacolo: unico rimarchevole ornamento”. Il 27 gennaio 1985 veniva benedetta la grande pala (m. 14×6), opera di Oscar Di Prata.

    S.S. PIETRO e PAOLO, via Canneto. Eretta nel sec. XVI-XVIII nell’angolo meridionale di via Fusera. Ha, come sottolinea Riccardo Lonati, «facciata ravvivata da marmoreo portalino, e da vicino ciuffo di alberi; la trabeazione è ornata da croce di ferro e, nello sfondo, da pittoresco campaniletto a vela. Rettangolare l’aula con volta a botte suddivisa da lieve arco innestato sulle lesene alle pareti laterali. Di marmi versicolori e di semplici linee il superstite altare, sul quale permane la cornice sagomata in stucco dov’era la pala dedicata ai Patroni; pala trasferita altrove nel 1956, quando l’azienda agricola e la cappella, da tempo disusata, sono state acquistate dai fratelli Zubani».

    S. GAETANO alle CASE. Eretta nel sec. XVIII, nei primi decenni dell’800 era proprietà dei Valotti.

    S. GIOVANNI BATTISTA, appartiene alla famiglia Zola.

    Alla cascina Maggia esiste in via Fura Maggia una chiesa settecentesca. Tutta dipinta all’interno venne malamente restaurata nell’800 e di nuovo nel 1981. Di proprietà dei Martinengo venne venduta al Comune di Brescia che ne restaurò l’esterno.

    Lo sviluppo urbanistico ed edilizio del territorio di S. Polo ha richiesto il radicamento, nel quartiere di San Polo Nuovo, di nuove comunità parrocchiali: quella di S. Luigi Gonzaga, di S. Angela Merici e quella delle S.S. B. Capitanio e V. Gerosa.

    Parrocchia delle SANTE BARTOLOMEA CAPITANIO e VINCENZA GEROSA, via Botticelli, 5.

    È la prima in ordine di tempo delle tre parrocchie sorte nel quartiere di San Polo nuovo a Brescia. Istituita nel 1978, fu affidata a don Palmiro Crotti ed ospitata presso l’Istituto delle Suore di S. Maria Bambina in via Mantova.

    La prima pietra venne posta il 2 ottobre 1983. La chiesa, costruita dalla ditta geom. Franco Donati su progetto dell’ing. Giovanni Minelli e dell’arch. Alberto Viganò, fu ultimata nel 1984, inaugurata il 24 dicembre dal vescovo mons. Foresti e dedicata in forma ufficiale alle due Sante il 26 settembre 1993.

    Rettangolare, ad una navata, ha il presbiterio sopraelevato, sulla cui parete di fondo spiccano le statue in legno raffiguranti il “Crocifisso” e le “Sante Capitanio e Gerosa” in adorazione, scolpite dai Poisa. Sempre della bottega di Francesco e Giuseppe Poisa sono la colonna portalampada del Santissimo, le colonnine con angeli oranti che sostengono la sacra mensa, le stazioni della Via Crucis e la statua della Madonna collocata sull’altare della cappella invernale che affianca la navata. Le otto vetrate circolari che illuminano la navata, raffiguranti le “Opere di Misericordia”, il “Duomo di Brescia”, il “Santuario di Lovere” sono state realizzate dalla ditta Poli di Verona, su disegno di Augusto Ghelfi che è autore anche dei disegni della vetrata in controfacciata che raffigura le Sante Capitanio e Gerosa, eseguita dalla ditta Gibo di S. Giovanni Lupatoto. All’ingresso vi è una “Pietà” in terracotta patinata color bronzo, opera di Federico Severino. Il complesso parrocchiale è completo di canonica, oratorio e campo sportivo.

    Parrocchia di S. LUIGI GONZAGA, via Carpaccio 28.

    È la seconda parrocchia sorta a “San Polo Nuovo”. Istituita nel 1980, fu affidata a don Fortunato Patroni. Il complesso della nuova chiesa e delle opere parrocchiali fu realizzato tra il 1980 ed il 1990 dalla ditta Lombardi di Rezzato su progetto degli architetti Luigi Fasser e Dario Mettifogo. La prima pietra della parrocchia venne posta il 21 giugno 1981.

    Nel 1981-82 venne realizzato un salone adibito provvisoriamente a chiesa, utilizzato poi come sala riunioni. Nel 1983-85 furono costruiti l’oratorio, inaugurato il 7 ottobre 1984, e la canonica ed infine il 18 maggio 1989 venne posta la prima pietra della nuova chiesa parrocchiale dedicata a S. Luigi Gonzaga, a ricordo del vescovo di Brescia, mons. Luigi Morstabilini.

    La nuova chiesa è a pianta circolare con soffitto a capanna realizzato in legno. Il presbiterio, di forma semicilindrica, si stacca dal perimetro dell’aula e si eleva sopra la copertura. Sulla parete vi è un “Crocifisso” dipinto, opera di Renato Laffranchi (1990). Ai lati del presbiterio vi sono il tabernacolo e il fonte battesimale. Vi è poi la cappella dedicata alla Madonna, con la statua della “Vergine col bambino” eseguita da religiose di un istituto milanese. In centro alla facciata della chiesa vi è una vetrata a forma di croce. Al sagrato, sopraelevato dal piano stradale, si accede passando sotto un portale in cemento. La chiesa venne consacrata il 25 ottobre 1990 dal vescovo mons. Foresti, nel IV centenario della morte di S. Luigi Gonzaga e dedicata al santo nel novembre 1999.

    La parrocchia di S. Angela Merici, Via Cimabue 271

    in attesa di realizzare una pagina apposita, vedi il sito https://www.santangelamerici.org/

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