Premessa (aggiornata al 2026_01)
Il Piano di Gestione Rischio Alluvioni (PGRA) è lo strumento operativo previsto dalla legge italiana, in particolare dal d.lgs. n. 49 del 2010, che dà attuazione alla Direttiva Europea 2007/60/CE, per individuare e programmare le azioni necessarie a ridurre le conseguenze negative delle alluvioni per la salute umana, per il territorio, per i beni, per l’ambiente, per il patrimonio culturale e per le attività economiche e sociali. Esso deve essere predisposto a livello di distretto idrografico.
Il PGRA del distretto idrografico padano, redatto dall’Autorità di Bacino del Fiume Po, è stato approvato con DPCM del 27 ottobre 2016.
Successivamente, con DGR 6738 del 19/06/2017, Regione Lombardia ha approvato le Disposizioni concernenti l’attuazione del PGRA nel settore urbanistico e di pianificazione dell’emergenza, definendo la normativa che i Comuni devono applicare nella fase transitoria, fino all’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali.
Il Comune di Brescia, con deliberazione di Giunta Comunale n. 763 del 6 dicembre 2016 ha avviato il procedimento di adeguamento della Componente geologica del PGT al PGRA e con delibera di C.C. n. 34 del 16.04.2018 PG 88759 (Pagine informative) ha adottato la variante.
Per ulteriori approfondimenti si possono consultare:
Il Sito internet di Regione Lombardia dedicato al PGRA dal quale è possibile accedere alla cartografia del PGRA e agli atti deliberativi di adozione e approvazione del dello stesso e della variante normativa al PAI.
Le Norme di Attuazione del PAI (NdA PAI)
Il Sito internet dell’Autorità di Bacino del Fiume Po dove è possibile consultare i PGRA.
cartina, aggiornata al 2022, relativa al rischio idrogeologico della zona di San Polo
La seguente nota storica è tratta dalla “Enciclopedia Bresciana” di Mons. Fappani.
nota: purtroppo il grande Fappani per questo capitolo non ha fatto revisionare bene le bozze, talvolta il testo è confuso e forse tagliato. Infatti, dopo aver accennato all’alluvione a Lumezzane del 1929, c’è un capitolo ingarbugliato relativo al 1940 dove si parla di San Polo . Non si accenna alle disastrose alluvioni degli anni ’50 a San Polo, descritte nei libri di Gaffurini e che mi sono state raccontate anche dalla sig.ra Lina. Approfittando del fatto che l’enciclopedia è ferma a vent’anni fa, talvolta mi sono permesso, riportandola, di mettere un pò d’ordine.
dalla Enciclopedia Bresciana
https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=INONDAZIONI
Rilevante rimase nei secoli il problema degli allagamenti dovuti al percorso pedemontano del Canale (Il Naviglio Grande) nel quale le acque di un bacino imbrifero di circa 80 Km quadrati, nella evenienza di piogge dirotte, venivano ad assumere notevole ed irruente portata. Le «bocche» di sponda sinistra erano insufficienti a smaltire la massa d’acqua torrentizia proveniente in gran copia dalla valle Giava di Nuvolera e dalla immensa Valverde che da S. Eufemia giunge a Serle. Gli abitanti di S. Eufemia e di S. Polo venivano raggiunti dalla maggior copia d’acqua e specialmente a San Polo dove giunge anche il torrente Garza, si verificarono imponenti alvei con i conseguenti danni.
Torrenti e canali gonfi di acqua inondarono l’8 maggio la periferia cittadina e specialmente Porta Trento e S. Polo Corso Vittorio Emanuele, piazzale Roma via Corsica colpì l’alluvione dell’8 luglio 1940 (nota: non si capiscono le date)
Di proporzioni imponenti fu il 7 maggio 1930 l’allagamento della periferia cittadina. Per evitare, nella evenienza di piene del Naviglio, allagamenti e danni, l’amministrazione provvede a far scaricare a Gavardo le acque di concessione nell’alveo torrentizio del Chiese, aprendo anche tutte le «bocche» lungo il suo percorso. (fine dell’estratto dalla “Enciclopedia Bresciana”)
Le alluvioni a Brescia nei secoli possiamo dividerle in tre grandi filoni:
- a ovest, a causa di esondazioni del fiume Mella
- al centro, causate da esondazioni del fiume Garza, in particolare quando questo fu deviato per attraversare il centro cittadino. Nel 1797 il letto del fiume da dove ora c’è Porta Trento fu deviato ancora, verso ovest, per circondare in senso antiorario le antiche mura venete, arrivare a Canton Mombello e dirigersi verso sud e verso San Polo. E’ la situazione attuale. (importante; vedi le importanti considerazioni di Robecchi “Aqua brixiana” pag 141)
- a est, il Naviglio Grande poteva ricevere grandi quantità di acqua dalla Valverde a Botticino/Nuvolera, per poi scaricarsi a sud, verso San Polo.
Testimonianza di Filippo Fornari riferita alla zona di Botticino:
“…Quando abitavo a Botticino Sera (quindi tra il 1979 ed il 1985) una mattina , forse era autunno, fummo svegliati prima delle sei di mattina dallo scampanio del prete di Botticino Sera. Uno scampanio mai sentito, insistente, rumoroso, fastidioso, al punto che più o meno tutti ci alzammo dal letto per capire se il prete era impazzito e che altro.
Fu così che vedemmo una enorme e nerissima nube che saliva dalla bassa verso Botticino Sera. Fu una vera fortuna che fossimo tutti svegli perché quella nube si scaricò sulle pendici della Maddalena e dalla stessa e da San Gallo scesero vere e proprie valanghe di acqua. La Via Valverde, dove abitavo io (zona campi da tennis) era un fiume in piena con dentro rami rotti, oggetti, di tutto e trascinava via tutto quello che trovava. Essere svegli fu la nostra fortuna perché in qualche modo arginammo il danno alzando mobilio, libri, materiale che giaceva a terra, presto in casa nostra ci fu una spanna d’acqua; ma, scope alla mano, in qualche modo abbiamo fatto fronte. L’acqua si fermò nel Villaggio Marcolini (zona Scuole medie) dove superò abbondantemente il metro di altezza. Una nonnina che si era rifugiata per la paura nella cantina della sua villetta annegò. Non so se è pertinente, ma fu l’episodio che fece rendere conto alla gente che non bastava fare conto solo sui vigili del fuoco, perché in caso di calamità naturale non possono essere dappertutto, dovunque e sempre e nacque così la protezione civile della Val Carobbio.
Di seguito un estratto dal volume “Dal ciancol alla playstation”, di Primo Gaffurini e Umberto Gerola (2012). Si ringrazia Primo Gaffurini che ne ha concessa la riproduzione.
Il 1950 è tristemente ricordato per le disastrose alluvioni che colpirono il Polesine.
Anche San Polo ebbe, purtroppo, il proprio Polesine con le alluvioni dell’ex cava di via Vittorio Arici e del Chioderolo, causate dall’esondazione del Naviglio e del Garza.
Alluvione ex cava via Arici
Ricordi di Primo Gaffurini
“AI tempo lo via Arici era una strada sterrata di campagna, che si snodava fra due filari di alti alberi (soprattutto platani, ma anche olmi, ontani e salici) e delimitata da due canali irrigui (fossi). Seguendo un percorso, che rispecchia l’attuale, costeggiava nel tratto iniziale una vasta depressione, oggi quasi completamente occupata da abitazioni, che era una ex cava dismessa alla fine degli anni ’40. Persisteva una sola piccola cava, lo “draga” Alghisi, che funzionava con il carrello a fune, che dragava lo sabbia sotto il livello della falda acquifera, formando il caratteristico laghetto da cava, di cui era, ed è, costellato il suolo di San Polo. Allegato alla draga lo ditta Alghisi aveva anche un frantoio per lo produzione di bitume per l’asfalto delle strade. La cava si estendeva verso sud fino all’argine della “fossa”, un canale di derivazione dal Naviglio.
A detta di molti, all’epoca, l’eccessiva vicinanza dell’escavazione all’argine, lo indebolì e fu concausa del disastro awenuto. La depressione si estendeva a sud della via Arici dalla casa dei Pagani (ramo del “Borgo”) fino alla casa dei Cantaboni. Fra queste due abitazioni ve n’erano poche altre: lo casa dei Ghidoni (oggi Zanoni), lo casa dei Gaffurini {Gino} e lo casa degli Spagnoletti.
Tali abitazioni erano costruite sul fondo della depressione ed avevano lo parte abitata a livello della strada, tranne lo nostra casa (Gaffurini), abitata nella parte bassa perché non era ancora stato costruito il piano a livello strada.
L’autunno del 1950 fu caratterizzato da piogge torrenziali, che provocarono l’esondazione di vari fiumi. Tra questi anche il Naviglio. In via Arici riversò le proprie acque nella depressione ex cava, iniziando ad erodere l’argine della “fossa”, finché, in piena notte, cedette e le acque del Naviglio invasero lo depressione. Quella notte, sotto una pioggia torrenziale, con il fosso passante davanti a casa che straripava creando un torrentello lungo lo rampa di accesso alla nostra abitazione e l’acqua del Naviglio che iniziava ad invadere lo casa, fummo costretti ad abbandonarla. Caricammo le nostre povere e poche masserizie sul “Dodge” di “Bigiolu” Cantaboni e ci rifugiammo dai nostri parenti. “
Il giorno dopo agli occhi di chi passava in via Arici si presentava l’angosciante spettacolo di un lago su cui galleggiavano le cose non portate in salvo dalla nostra casa e dalle cantine delle altre abitazioni: tutta lo depressione era invasa da tre metri d’acqua. Solo dopo oltre un anno, riparato l’argine della “fossa”, potemmo ritornare a lavorare alla nostra casa per costruire il piano superiore. La “fossa”, il cui argine cedette, iniziava ad est del Cotonificio Schiannini, in località “discaric”, ove esisteva una chiusa che permetteva l’immissione dell’acqua del Naviglio nella “fossa” stessa. Essa alimentava turbine per lo produzione di energia elettrica per il Cotonificio e si ricongiungeva con il Naviglio poco oltre lo cava Alghisi.
Nella striscia di terra compresa fra Naviglio e “fossa” sorgevano il Cotonificio, la “Fabbrica”, piccolo nucleo di abitazioni di buona parte degli operai del cotonificio e un terreno coltivato.
Nella parte terminale della striscia di terra di mezzo si era formato un cuneo boschivo: “la cuä” (coda) o “Boschetta”, regno di giochi di noi ragazzi della via Arici. Vi si accedeva, per i più coraggiosi, tramite una “liana” volante formata da vecchi copertoni di bicicletta, appesa ad un albero. La “fossa” (larga circa due metri), si superava al volo aggrappati alla “liana’: Non erano infrequenti i bagni dovuti ad errato calcolo dello stacco. Il calcolo matematico si sperimentava anche così. Nella “boschetta” in autunno al momento della “pasadä” (passo, migrazione) degli uccelli “Gino Gafurì” erigeva il suo capanno da caccia, la cui costruzione era demandata a noi ragazzi, con nostra grande soddisfazione!!.
Allagamento Chioderolo
Nello stesso periodo il Naviglio esondava anche al Chioderolo, piccolo agglomerato di case a nord-est del Borgo che sorge proprio all’incrocio fra Garza e Naviglio. Prima del ponte sul Garza esisteva, ed esiste tuttora, un attraversamento a sifone “el salt del gatt” (salto del gatto), un sistema di comunicazione dei canali, basato sul principio dei vasi comunicanti. Il Naviglio confluisce nel Garza al Chioderolo. Pochi metri prima della confluenza si divide formando un canale che sotto passa il Garza, appunto “el salt del gatt”.


Questo canale andava poi ad azionare la ruota del mulino delle famiglie Bandera.

Negli autunni molto piovosi Garza e Naviglio esondavano, allagando le vicine case, che erano ad un livello inferiore alla strada.
Dalle memorie di Renato Lelio Saetti:
“L’attuale sponda del Garza era molto più bassa dalla parte della nostra casa. Quando Garza e Naviglio esondavano lo nostra casa era invasa da oltre un metro d’acqua. Si cercava di fermarla chiudendo lo porta, ma lo forza era tale che lo sfondava irrompendo in casa con una violenza da far paura. Per ovviare a questi frequenti disastri, dapprima mio padre costruì davanti alla porta d’ingresso una chiusa con guarnizioni, che potesse resistere alla furia dell’acqua.
Il sistema funzionò in parte. All’interno si rimaneva isolati e si doveva buttar fuori a secchi l’acqua che si infiltrava, ma i danni erano meno rilevanti. Era poi costruita una passerella di assi e cavalletti, che dalla strada arrivava alle nostre finestre: attraverso questa passerella la gente ci portava gli alimenti, finché le acque del Garza, diminuendo di livello, defluivano dal brolo che circondava lo nostra casa.
Più avanti negli anni innalzammo a spese nostre e delle famiglie Bandera, interessate dallo stesso preoccupante fenomeno, le sponde del Garza, ponendo fine all’angoscia che ci prendeva ad ogni autunno e, soprattutto, ai disagi e danni derivanti”
Tratto dal volume “Dal ciancol alla playstation”, di Primo Gaffurini e Umberto Gerola (2012). Si ringrazia Primo Gaffurini che ne ha concessa la riproduzione.
Hai ricordi e/o immagini delle alluvioni a San Polo, in particolare intorno agli anni ’50? Scrivici a memoriasanpolo@gmail.com Grazie!
Coltiviamo la memoria è un progetto ©Giorgio Gregori 2025
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