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  • Le vie d’acqua

    I corsi d’acqua più importanti che interessano San Polo sono due: il Garza ed il Naviglio.

    In questa cartina del 1722 vengono evidenziate le vie d’acqua del bresciano. Il Naviglio Grande inizia da Gavardo (Guardo) , arriva a Brescia passando tra S. Eufemia e S. Polo (S. Paolo) per poi affluire nell’Oglio a Canneto.


    Il Garza
    «Nasce nel Comune di Lumezzane, a circa metà strada fra Lumezzane ed Agnosine e percorre in successione la Val Bertone, la Valle del Garza, area di interesse storico che prende il nome dal corso d’acqua, e la Bassa Val Trompia. Attraversa i territori comunali di Caino, Nave e Bovezzo e, seguendo il percorso della Statale 237 del Caffaro, giunge fino a Brescia. Il torrente aggira il percorso delle antiche mura venete si allontana all’altezza di Canton Mombello per poi affiancare la Statale 236 Goitese e giungere presso il quartiere di S. Polo. Prosegue il suo percorso lungo l’alta pianura bresciana, attraversando i territori comunali di Borgosatollo, Castenedolo e Ghedi, dove si spaglia presso la località Santa Lucia (*). Fino al Cinquecento il Garza attraversava le vecchie mura medioevali lungo via S. Faustino, passando sotto la chiesa di S. Agata, ove si può osservare la traccia di un’arcata in mattoni: qui esisteva un porticciolo-attracco (verificare) . Fra Cinquecento e Seicento furono costruite le mura venete.

    Il Garza fu deviato intorno alla mura venete solo nel 1797. Franco Robecchi, nel volume “Il Garza e Brescia”, descrive come il Garza arrivò a San Polo.

    ” Non sembra che sia stato scavato, oltre il punto di sbocco del nuovo Garza al Canton Mombello, un nuovo e apposito alveo. Le poche notizie disponibili accennano tutte all’immissione del Garza nel cavo del canale Canevrella, forse un poco ampliato. La Canevrella era un piccolo corso d’acqua artificiale che giungeva al baluardo Mombello dopo aver fiancheggiato le mura orientali della città a partire dalla zona della Porta di Torrelunga. Vi perveniva dall’attuale Piazza Tebaldo Brusato, come scarico della fonte centrale, alimentata da un acquedotto poco noto, nella storia bresciana, che veniva alimentato dalla fonte di Rebuffone.
    Il Garza proseguì il suo cammino affiancando la strada diretta a Mantova, sul lato destro, mentre il Naviglio Grande scorreva sul lato sinistro della stessa via. Al ponte anticamente detto di Donna, o Madonna, Alda, all’incirca presso l’attuale Viale Piave, il Naviglio, nel 1830 definito “Naviglio nuovo”, passava sul lato destro della via e assorbiva, quindi, la Canevrella e con essa, ora, anche il Garza. Il Garza, fuso al Naviglio, proseguiva quindi il suo corso sino all’abitato di San Polo e di lì, ancora approfittando di alvei già esistenti, abbandonava la strada mantovana per imboccare, come si scriveva nella citata relazione del 1830, “il canale detto il vecchio Naviglio che progredisce sino a S. Zeno, Ghedi, ecc.”. L’informazione è molto interessante perché dà risposta ad una domanda che pure resta in buona parte insoddisfatta. Ci si chiede, infatti, quale progetto abbia seguito l’innovazione della clamorosa deviazione del torrente Garza, quale percorso si fosse predisposto per il corso d’acqua, in quale alveo e per quali ragioni. La vicenda del nuovo Garza pare, quindi, sovrapporsi a quella dell’antico Naviglio, anche per il tratto a valle dell’abitato di San Polo. Pare che, sino agli anni Trenta del Novecento, il Garza, a partire da San Polo, seguisse l’alveo del Naviglio di San Zeno, giungendo all’omonima località, per coincidere poi con il Naviglio di Ghedi e Isorella. La carenza documentaria, dovuta alla dispersione di gran parte del materiale archivistico relativo agli ultimi anni del XVIII secolo e ai primi del secolo successivo non ha consentito, sinora, un chiarimento totale di questi problemi. Va anche ricordato che il Naviglio Grande non era completamente estraneo neppure anticamente al Garza, sempre attraverso il ramo di San Zeno, che tendeva, inoltre, all’antico alveo del Garza. L’andamento, quindi, del Garza dopo la deviazione di fine Settecento aveva ancora qualche riferimento all’antico alveo del medesimo torrente” (Robecchi, Il Garza e Brescia, pagg 68-69).

    Da approfondire la storia dell’ipotesi su un antico porto romano di Brescia, situato in Via Mantova, dove c’è oggi il grattacielo K2: negli anni ’50 creando le fondamenta del grattacielo era stato ritrovato vario materiale. Studi successivi hanno escluso questa ipotesi, troppo ottimistica, che avrebbe dato una risposta su come sarebbe stata trasportata in epoca romana la sabbia da San Polo alla città. Fino al 1200 in Via Mantova NON transitava nessun fiume, poi arrivò il Naviglio Grande e ai primi dell’800 il Garza. Quindi, fino almeno al 1200, la sabbia veniva trasportata coi carri.

    Il Naviglio grande
    «La struttura del Naviglio è molto complessa. Nonostante non vi siano soluzioni di continuità lungo tutto il percorso, il canale cambia notevolmente la sua morfologia per la presenza di derivazioni secondarie che riducono o aumentano la sua portata. Le diverse denominazioni che il canale possiede lungo il suo cammino segnalano questi cambiamenti morfologici: Naviglio Grande Bresciano, Naviglio Cerca, Canale Naviglio, Naviglio S. Zeno, Naviglio Inferiore, Naviglio Isorella, Canale Naviglio (o seriola Aspiana) (*)
    Nei pressi di Canneto Sull’Oglio si immette nel fiume Oglio. Il suo percorso, dalla nascita a Gavardo all’immissione nell’Oglio a Canneto, è fatto di diramazioni, spagli, riunione di rogge in cui si era diviso, impoverimenti di portata e nuovi arricchimenti di portata, specie nella bassa pianura per opera dei fontanili.


    Naviglio Cerca (detto anche Roggia/Seriola Resegotta)
    Nasce a S. Eufemia da una diramazione del Naviglio Grande Bresciano e va verso S. Polo.

    In questa immagine da Google Earth, nel cerchio rosso ho evidenziato il punto nel quale a S. Eufemia si dirama il Naviglio Cerca.

    Da S. Eufemia prosegue per Sanpolino e S. Polo Vecchio toccando il cotonificio Schiannini alla Fabbrica, dividendosi poi in due tronconi presso il ponte di via Ponte: uno passando accanto alla via Chioderolo si immette nel Garza, ma prima si divide nel canale che, sottopassando il Garza tramite il “salt del gatt”, serviva il Mulino e poi la campagna delle Gerole e nei pressi di Piffione si spaglia nella campagna; l’altro troncone, la “Sampolä”, prosegue costeggiando la via Ponte (oggi è completamente coperto); sotto passa il Garza con un “salt del gatt”, simile a quello del Chioderolo, in località “Fontana” e si spaglia nella campagna di Borgosatollo. La località “Fontana”, al Borgo in via Ponte presso il ponte del Garza vicino alla Colombera, è così chiamata perché anticamente c’era una risorgiva, che dava acqua fresca e pura. Altri tempi, in cui le “surtie” (falde acquifere) eran poco profonde e non inquinate.

    Il “salt del gatt” è un sottopasso di un torrente ripetto a un altro. Esso è basato sul principio dei vasi comunicanti e consiste in un canale in cemento scavato sotto il letto di un altro torrente, lo attraversa riemergendo dalla parte opposta. Vale la pena ricordare che anticamente il canale Naviglio ed il torrente Garza erano navigabili da piccole imbarcazioni e chiatte, adibite al trasporto di merci e materiale (es.: la ghiaia dalla zona di S. Polo per la costruzione di edifici e mura della città).

    Nella immagine da Google Earth, in rosso il punto del “salt del gatt” in Via Chioderolo
    Il Naviglio Cerca (in primo piano) prima del “salt del gatt” si divide in due
    Il “salt del gatt”. In primo piano il Naviglio Cerca che riemerge dopo essere passato sotto il Garza. La cascata è quella parte del Naviglio che si getta nel Garza (la parte a destra nella foto precedente)
    Il Naviglio Cerca, riemerso dal “salt del gatt”, dopo pochi metri viene diviso per alimentare la ruota del mulino
    Il vecchio mulino di Via Chiodarolo, ormai in disuso.


    le Cave, i laghetti
    San Polo è la località dei “mille laghetti” per i numerosi specchi d’acqua formatisi dalla escavazione della sabbia utilizzata per le costruzioni edilizie.
    La sabbia, di cui il nostro sottosuolo è tanto ricco, è l’eredita dell’ultima azione di erosione dei fiumi dalle montagne, azione durata milioni di anni, che hanno portato alla formazione della Pianura Padana, di cui il nostro territorio fa parte.
    Anticamente l’escavazione avveniva con “pic e badìl”, cioè a mano ed il lavoro di escavazione era preceduto dal “disquarciare”, cioè dal togliere lo strato di terra che ricopriva, e ricopre, la ghiaia affinché non si mescolasse ad essa. Il lavoro di escavazione si fermava non appena si raggiungeva la “sortiif’ (falda acquifera).

    A partire dagli anni ’50 furono costruite le “draghe”. Carrelli d’acciaio venivano lasciati cadere dall’alto di una tramoggia sul fondo della cava e trainati da funi d’acciaio con carrucole situate sulla tramoggia, estraevano sabbia, lavata nel tragitto del carrello sott’acqua.

    Il nuovo impianto di escavazione F.lli Rezzola. In alto a destra l ‘impianto vecchio. Sotto: la cava Gaffurini (inserire le foto)
    Le prime imprese di escavazione furono quelle di Lino Bersini, Alghisi, Arici, Salvi, Leoni, “Paletä”, Gaffurini, Ottavio Rezzola …
    Oggi sono molte di più, molto più grandi e con impianti di escavazione ultramoderni: Stabiumi, Sergio Gaffurini, Franzoni, F.lli Rezzola … la lista sarebbe lunga.

    NOTE: (*) Tratto da: Wikipedia

    Tratto dal volume “Dal ciancol alla playstation”, di Primo Gaffurini e Umberto Gerola (2012). Si ringrazia Primo Gaffurini che ne ha concessa la riproduzione.


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